“So che ti piace fare i documentari…” afferma in modo apparentemente distratto Mimmo del Prete,
responsabile dell’IMAIE mentre allinea alcune carte sulla scrivania del suo studio “ ...dovresti andare a vedere il Museo della Canzone Italiana a Vallecrosia”, e dicendo questo mi indica un raro volume sull’argomento. Così decido di girare un documentario su questa particolare raccolta relativa alla storia della musica.
Arrivo a Vallecrosia, una cittadina costiera del Ponente ligure, a metà strada tra Sanremo e la frontiera che da Ventimiglia porta alla Costa Azzurra, pensando di trovare una collezione di oggetti musicali conservati in una tradizionale struttura museale: una villa, un palazzo oppure qualcosa del genere.
A seguito di un appuntamento, incontro Anna Tripodi, figlia di Erio, ideatore e realizzatore di questa particolare iniziativa. Ed in un parco tutto da ammirare con vecchie macine e frantoi mi mostra la ricostruzione di una piccola stazione in stile liberty dove, su carrozze ferroviarie d’epoca, è inserita la collezione.
L’idea assolutamente insolita, di utilizzare come sede museale autentici vagoni primo Novecento, si rivela a gli occhi del visitatore una straordinaria esperienza. Entro in uno dei due vagoni e mi rendo conto che custodisce tesori incredibili per quanto riguarda la storia della musica.
Trecentomila spartiti musicali partendo dal canto delle lavandaie fino ad oggi, tutta la storia del Piedigrotta e della canzone Napoletana, 50.000 dischi a 78 giri, la ricostruzione di tutta l’era dell’evoluzione del suono partendo dal pianino dei primi anni del 700, fino al primo disco quadrato di cartone. E ancora….tutta la storia della radio, con i microfoni, il primo registratore di Edison nel 1877, juke-box degli anni 40. E ancora…..macchine sonore, carillons, fonografi, i primi grammofoni che non avevano iol disco ma il cilindro, immagini che ritraggono Armstrong , inoltre telecinema originali.
Vedere questi strumenti, per i veri appassionati di musica, è qualcosa di speciale. C’è tanta nostalgia, c è l’amore che ha permesso la realizzazione di questa straordinaria collezione. Questa intensa passione per la conservazione dei supporti di Erio Tripodi suggerisce un tema attuale: la disaffezione ai supporti che è la causa della crisi discografica.
Il vivo interesse come quello che ha avuto Erio Tripodi va protetto rilevando e ammettendo l’importanza storica di ciò che ha fatto per la conservazione di una grande quantità di strumenti e di oggetti.
Questa insolita capacità Vintage- ma all’epoca non si diceva così-, di raccogliere tanto materiale di interi periodi storici permette la ricostruzione viva di tappe fondamentali della storia della musica.
E nelle raccolte, si sa, sia di cose piccolissime, sia di cose grandi, bisogna avere una passione totale per tutta la vita e non abbandonarla, non dismettere mai, ma acquisire sempre, questo è il segreto di ogni collezionista. E Tripodi lo aveva nel profondo dell’anima questo gusto per il collezionismo.
Francesca Formisano, laureata in Lettere all'università La Sapienza di Roma, si è specializzata in Storia e critica del cinema. Lavora come regista per LA7 ("Motori" 2003-2004, "Sportissimo" 2003-2004, "Il processo di Biscardi", 2003-2004), per RaiSat ("VertigoNews" 2006) e come coordinatore di produzione per i film TV "Il maresciallo Rocca", "Francesca e Nunziata", e per il film "Non sono io" (2002). Dal 2005 inizia la sua produzione documentaristica: "Omaggio a Marco Ferreri", prodotto da RaiSat Cinema, migliore Opera audiovisiva 2005, "Il treno della musica", prodotto dall'IMAIE nel 2007, e "Fondazione per artisti?" del 2008.